Plusvalenze Juventus, verso una nuova Calciopoli. I pm: “Sistema malato, tutti gli atti alla giustizia sportiva”

Plusvalenze Juventus, verso una nuova Calciopoli. I pm: “Sistema malato, tutti gli atti alla giustizia sportiva”


E’ un sistema malato quello che emerge dalle intercettazioni telefoniche ai dirigenti della Juventus. L’inchiesta penale, che secondo gli inquirenti, è praticamente chiusa, avrà uno strascico anche sul fronte della giustizia sportiva, a cui saranno mandati tutti gli atti, ma solo quando saranno divulgabili e non più coperti dal segreto istruttorio. Sembra l’alba di una nuova Calciopoli quella che oggi si delinea dagli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulle plusvalenze alla Juve, anche se queste saranno valutazioni che, ovviamente, dovrà fare la procura federale che si occupa di illeciti sportivi. Intanto si è concluso il primo interrogatorio della settimana, quello di Maurizio Arrivabene, ad della Juventus in procura a Torino,  chiamato come persona informata dei fatti sull’inchiesta sul falso in bilancio che sta facendo tremare il mondo del calcio.

Plusvalenze sospette per 282 milioni di tre anni nei conti della squadra: l’amministratore delegato della società bianconera in tre ore di audizione ha risposto alle domande dei pm Mario Bendoni, Ciro Santoriello e dell’aggiunto Marco Gianoglio per chiarire il senso di alcune intercettazioni. Sabato era già stato sentito, sempre come testimone, Federico Cherubini, direttore sportivo, che per quasi dieci ore aveva difeso le operazioni della Juventus, spiegando che si trattava di plusvalenze legali e non viziate da alcuna irregolarità.

L’ ingresso di Arrivabene alla Juventus come amministratore delegato è datato 30 giugno 2021 anche se dal 2012 il manager, che tra il 2015 e il 2018 è stato team principal della Ferrari, faceva parte del cda bianconero ma senza ruoli operativi: è chiaro quindi che le domande verteranno soprattutto sulla situazione che ha trovato in società nel momento in cui gli sono state conferite le deleghe da amministratore delegato relative all’Area Football e sulle decisioni relative all’ultimo periodo, non avendo avuto alcun ruolo nei bilanci d’esercizio degli ultimi tre anni che sono finiti sotto inchiesta.

Secondo la tesi della procura, però, prima di lui “ci sarebbe stata una gestione malsana delle plusvalenze” (frase testuale intercettata dagli inquirenti) utilizzata come strumento “salva bilanci” per correggere i rischi assunti per alcuni investimenti e i costi connessi ad acquisti e stipendi definiti al telefono “scriteriati”. Arrivabene non figura quindi tra i sei indagati, tuttavia gli uomini della Guardia di finanza avevano perquisito anche il suo ufficio alla ricerca dei documenti utili a chiarire plusvalenze sospette per 282 milioni di euro. È probabile che sia stato chiesto anche all’ad della Juventus di chiarire poi il mistero della scrittura privata con Cristiano Ronaldo, la “carta famosa che non deve esistere teoricamente”, che potrebbe riguardare retribuzioni arretrate della star del calcio.



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[email protected] (Redazione Repubblica.it) , 2021-11-29 18:54:35 ,torino.repubblica.it

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